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Bermuda
Il termine indica i pantaloni corti sopra il ginocchio, generalmente in cotone, e deriva dall’arcipelago delle Bermuda nell’Atlantico, che tra gli anni Trenta e i Quaranta divenne meta alla moda per gli americani. I bermuda nascono come compromesso stilistico per permettere alle donne di scoprire le gambe a dispetto di una legge che all’epoca impediva loro di farlo interamente. Sempre negli anni Trenta fanno la loro apparizione un modello per uomo con risvolto e la versione degli shorts. Anche i pantaloni al ginocchio delle truppe coloniali inglesi assumono la foggia dei bermuda.
Biker jacket
Ribelli e anticonformisti, i Bikers sono i motociclisti che tra gli anni Quaranta e i Cinquanta negli Stati Uniti crearono un vero e proprio movimento giovanile distaccato dal conformismo della società americana dell’epoca. Assunsero modi, abitudini e costumi propri, come quella divisa fatta di jeans, t-shirt e giubbotto di pelle. Basti pensare a Marlon Brando ne "Il Selvaggio" o James Dean in "Gioventù Bruciata", al loro stile e all’influenza che riuscirono ad avere su centinaia di giovani di lì in avanti. Oggi col termine biker jacket d’altronde si intende proprio quel giubbotto in pelle tanto usato dai motociclisti e seguaci della metà del secolo scorso.
Bikini
Costume da bagno per donna in due pezzi. L’origine del nome è particolarmente originale e provocatoria dal momento che deriva dagli esperimenti atomici eseguiti nel luglio del 1946 sull’atollo omonimo dell’Oceano Pacifico. Uno stilista francese in voga del periodo, Heim, presentò per primo un modello di costume a due pezzi chiamandolo Atome, nella speranza che rappresentasse una novità esplosiva. Non ebbe il successo desiderato che invece arrivò nello stesso anno a un altro stilista, Louis Réard, poco più che sconosciuto, il quale scelse il nome che ancora oggi utilizziamo.
Blazer
È la giacca sportiva e colorata, dal taglio maschile, generalmente dotata di tasche a toppa e taschino. Necessario oggi per ogni guardaroba, il blazer si fa perfetto nelle occasioni più e meno formali. Entra nel guardaroba femminile fin dagli anni Venti, quando si indossava con pantaloni, talvolta la cravatta, e anche i capelli erano tagliati “alla maschietta”; negli anni Trenta furono Marlene Dietrich e Katherine Hepburn a sceglierlo come capo preferito per la sera e per il giorno. Negli Anni Sessanta, poi, per richiamare alla memoria lo smoking femminile di Yves Saint Laurent, si sceglie ancora il blazer nel color rosso sangue o in nero: il bianco è il colore prediletto negli anni Settanta. Sarà Giorgio Armani poi a celebrarlo negli anni Ottanta coi suoi completi scuri, preferibilmente in nero, e si dovranno aspettare i Novanta e la moda unisex di Jean Paul Gaultier per vedere i primi blazer sciancrati o corti e in doppiopetto. La scollatura si fa più ampia e il blazer si accorcia negli anni Duemila e si indossa su quasi tutto: dai jeans agli abiti, dagli shorts ai pantaloni ampi e svasati.
Blouson
Vuol dire blusa, giacchetto corto, casacca e deriva dal più comune termine francese blouse, usato in italiano a lungo fino alla sua sostituzione con la parola blusa.
Blusa
La blusa era originariamente una camicia da lavoro e diventò di tendenza dagli anni Cinquanta in poi sia come capo per la sera che da giorno. Spesso è legata in vita da un cinturino o da una fascia, in alternativa è lasciata morbida sui fianchi.
Body
Per accorciamento della locuzione body clothes, ovvero “indumenti”. In italiano indica un particolare capo di biancheria intima, entrato nell’uso comune anche in inglese ma passando straordinariamente per la lingua italiana, dal momento che body tra gli anglosassoni indica semplicemente “corpo”. Si tratta di un capo che fascia la parte superiore fino ai fianchi, dove spesso è chiuso da gancetti, stecche o bottoni. Se realizzato in determinati tessuti può essere utilizzato come capo esterno ed è l’indumento perfetto per chi svolge particolari esercizi ginnici, come quelli tipici della danza. Di grande tendenza in America negli anni Cinquanta, diventò il capo preferito per la discoteca negli anni Settanta.
Bolero
Il termine, ripreso dalla lingua spagnola, può indicare un ballo di origine araba, un particolare tipo di cappello in feltro nero e usato dai toreri o – più comunemente – un giacchino corto fino al punto vita e senza bottoni. Inizia a diffondersi verso gli anni Sessanta del XVIII secolo. Poi a fine ‘800 si arricchisce di decorazioni e ornamenti; a metà Novecento si riduce in modo tale da riuscire a coprire spalle e scollatura; negli anni Sessanta recupera le maniche perse un decennio prima e si trasforma nella perfetta via di mezzo tra giacca e stola, da indossare sugli abiti più eleganti.
Bomber
È l’abbreviazione di bomber jacket, ovvero il giubbotto da bombardiere: in pelle spesso con collo di pelliccia utilizzato dai piloti dei bombardieri americani durante la seconda guerra mondiale ma anche in tessuto sintetico con o senza collo simile a quello degli equipaggi di aviogetti militari. Oggi è la perfetta giacca da mezza stagione, indossata dagli uomini come dalle donne.
Bombetta
Diminutivo di “bomba”, voce onomatopeica con cui spesso si indica questo accessorio, la bombetta è il tipico cappello inglese di gran moda tra gli uomini d’affari londinesi a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Sostituì il cilindro e prese il nome di Bowler, perché inventato da Lord Locke e realizzato dalla ditta Bowler and Son nel 1850. In America lo chiamavano Derby perché portato spesso dal conte Edward George Derby. Diventò ben presto celebre grazie al grande schermo e a personaggi come Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio e persino Liza Minnelli che in Cabaret lo faceva roteare con la punta del piede. Generalmente realizzato in feltro, rigido, con cupola rotonda e tesa piccola e rialzata, la bombetta è ancora oggi il cappello prediletto di molti business men londinesi.
Brassière
Il termine francese indicava nell’Ottocento una camicia in lana o cotone fatta indossare ai neonati. Oggi col termine brassière si intende un corpetto aderente che arriva fino in vita e può essere più o meno scollato. Portato come indumento intimo o sotto la giacca di un tailleur per rendere il look più sensuale, la brassière può sostituire il reggiseno. Pare che questo termine in relazione al guardaroba femminile comparve infatti per la prima volta su Vogue America nel 1907 dove indicava il reggiseno indossato (e scandalosamente mostrato) da una modella fotografata per la testata.
Bustier
È un termine francese che indica un particolare tipo di abito costituito nella parte superiore da un bustino e da un reggiseno a balconcino. Originariamente e letteralmente ci si riferisce però al bustier come a quell’indumento intimo abolito da Poiret negli anni Venti e recuperato dal New Look di Dior.
Caban
È il giaccone da marinaio a doppiopetto, in panno blu e di media lunghezza. Diffusosi fin dal Settecento, è caratterizzato dai bottoni dorati, le tasche laterali, i revers che possono chiudersi per proteggere meglio da freddo e vento anche attraverso un sottogola e la linea diritta che non ostacola i movimenti.
Caftano
Originariamente è un vestito maschile lungo fino ai piedi, di stoffa colorata spesso a righe e aperto sul davanti come un mantello. Usato nei Paesi musulmani, per qualche tempo a partire dal XIII secolo fu indossato anche da russi, polacchi ed ebrei della Polonia e di altri Paesi. Per estensione indica qualunque abito lungo ne imiti le forme e nel mondo occidentale oggi si riferisce anche a certi capispalla femminili o lunghi abiti in lino e seta.
Camiciola
È la camicia estiva con collo aperto, ma anche la camicia in genere. In toscano, col termine camiciola ci si riferisce a un indumento di tessuto o di maglia, da indossare direttamente sulla pelle e sotto la camicia.
Chemisier
Dal francese chemise, la cui origine è controversa, lo chemisier compare negli anni Cinquanta in relazione a un particolare tipo di capo femminile che si mostra come il giusto compromesso tra l’essenzialità della camicia maschile e lo charme di un abito da donna. Chiuso da bottoni sul davanti, il vestito morbido ed essenziale venne esaltato prima da Worth e Poiret e poi da Chanel, Paquin e Lanvin. Dotato o meno di colletto, lo chemisier è un abito sobrio, essenziale e straordinariamente chic.
Cloche
Termine francese e traducibile con l’italiano “campana” da cui riprende la forma, è un cappello femminile di grande tendenza negli Anni Venti quando i capelli si portavano à la garçonne.
Clothing
Di origine francese e derivante o dallo spagnolo jileco, jaleco o da Gilles, personaggio del teatro popolare francese del XVII secolo, che indossava un capo simile al nostro panciotto.
Colbacco
È il cappello in pelliccia per uomo e per donna alto e appiattito, a forma cilindrica, e utilizzato specialmente laddove i termostati raggiungono temperature glaciali. Come sempre la moda ha fatto di necessità virtù, così il colbacco ha attraversato i decenni del Novecento – periodo in cui ha raggiunto l’apice della fama – in vesti sempre nuove: dai modelli ampi e bon ton degli anni Cinquanta ai giochi di lunghezza dei colbacchi degli anni Sessanta; tra gli Ottanta e i Novanta poi il colbacco tocca prima l’eccesso e poi il minimal più estremi. Fino a oggi che assume più le sembianze di una fascia per capelli. Il termine colbacco deriva dal francese colback con cui si indicava il copricapo utilizzato dai cacciatori a cavallo all’epoca di Napoleone primo console. Questi lo avevano appreso in Egitto dai mammalucchi e infatti il termine francese ha origine dal turco kalpak, ovvero berretto di pelliccia.
Crop top
Propriamente è il “top tagliato” e infatti indica una maglia più corta del normale che lascia scoperti vita e ombelico. Diffusosi negli anni Novanta, la definizione di crop top ha raggiunto il successo prima nell’Estate 2012 e poi in quella del 2015. Amato dalle celebrities e dalle top model (una fra tutte, Kendall Jenner che lo indossa in tutte le stagioni), il segreto del crop top sta tutto nella proporzione. Se indossato con gonne o pantaloni a vita alta, il crop top è perfetto per ogni fisicità e ogni occasione.
Cuffia
La cuffia è il copricapo che sembra esistere fin da quando esiste l’uomo. Semplicissimo, in lino per l’estate o in lana per l’inverno, con piccoli o grandi decori, a indicare la ricchezza di chi la indossa, la cuffia è l’accessorio che chiunque e in qualunque epoca ha indossato nei primi anni di età. Fino al Settecento i bambini sono sempre visti col capo coperto, nell’Ottocento la cuffia inizia ad assumere le sembianze del berretto di lana per l’inverno e in paglia per l’estate. Fino agli inizi del Novecento, è abitudine per chiunque indossare una cuffia durante la notte o la mattina quando i capelli non sono ancora stati sistemati e acconciati, fino a quando la toletta non è terminata. La moda l’ha rivisitata, riproposta e trasformata in un accessorio da indossare non più solo in casa e prima di mostrarsi in pubblico, ma anche fuori, in occasioni importanti e per esprimere il proprio estro e il proprio buon gusto.
Foulard
Originariamente il termine foulard indicava un tipo di stoffa indiana di seta, caratterizzata da fantasie, disegni e colori. Nell’uso comune si riferisce a un fazzoletto di seta, una piccola sciarpa da annodare al collo, in testa o al manico della borsa. Le star del cinema degli anni Cinquanta e Sessanta non riuscivano a farne a meno: Audrey Hepburn ad esempio lo portava sui capelli per proteggerli dalla luce del sole; Twiggy lo usava come fosse una bandana; Grace Kelly lo legava dietro al collo. Di certo, è un accessorio perfetto per ottenere uno stile chic e bon ton.
Fuseaux
Sono i cosiddetti “pantaloni a fuso”, proprio perché hanno una linea affusolata e spesso sono dotati di staffa da infilare sotto il piede per garantire l’aderenza dei pantaloni sulla gamba. Indossati un tempo come ulteriore protezione contro il freddo sotto la tuta da sci, passarono velocemente a capo di abbigliamento sportivo per la palestra e per la danza. Audrey Hepburn li indossava nei suoi outfit casual chic e oggi, noti come leggings, sono considerati tra i pezzi più versatili del guardaroba.
Kimono
È l’abito tradizionale giapponese, ancora utilizzato per cerimonie importanti. Morbido, con maniche ampie e stretto in vita dalla tipica cintura obi, le origini del kimono si fanno risalire agli aristocratici giapponesi che amavano indossarne tanti e di colori diversi. La tendenza all’accumulazione e alla sperimentazione proseguì fino a quando i samurai non ne vietarono la sua decorazione. Così il kimono perse i suoi tratti più spettacolari, per trasformarsi in un capo casto, pulito, estremamente rigido: realizzato in cotone, si tingeva di bianco o di nero. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, il kimono seduce la civiltà occidentale: le donne lo indossano fuori e dentro casa, dove si trasforma in perfetta vestaglia da camera; gli artisti lo ammirano e lo dipingono. La bellezza del kimono risiede tutta in quel mix di delicatezza e sensualità che esprime attraverso i tessuti più morbidi e le stampe più rappresentative. Oggi, che è tornato alla ribalta come perfetto sostituto del cardigan, il kimono ispira anche i tagli di capi classici. Con la definizione di “a kimono”, ci si riferisce infatti a quelle maniche che si estendono proprio come quelle del capo di origini giapponesi.
Marsina
Forse dal nome del conte belga Jean de Marsin (1601-1673), capo delle truppe spagnole in Fiandra. Si tratta di un abito maschile da cerimonia, nero e con giacca a falde a coda di rondine, comunemente noto come frac. Il termine è a volte utilizzato per indicare un tipo di giacca particolarmente avvitata con volant sul retro.
Messenger bag
Si tratta di un tipo di borsa a tracolla e fa riferimento a chi porta un messaggio o è incaricato di portare un messaggio. In italiano è la cosiddetta “postina”.
Obi
Termine giapponese, che si riferisce a una larga fascia di seta portata sul kimono da uomini e donne. La cintura si gira attorno al corpo per due o tre volte e si allaccia sul dorso con un nodo a forma di farfalla.
Panama
Il nome deriva dal Canale di Panama dove il presidente americano Theodore Roosevelt lo indossò per la prima volta. Si tratta di un cappello maschile in paglia intrecciata, a tesa larga e con calotta incavata al centro e si presenta come la valida alternativa estiva del cappello in feltro e del fedora. Ideale per i climi caldi, dunque, è un accessorio che sa essere elegante e disinvolto in base all’occasione d’uso.
Pantaloni da marinaio
Sono i classici pantaloni definiti sailor, a vita alta e con bottoni dorati disposti su due file sul davanti, caratterizzata da una vestibilità confortevole garantita dal fresco cotone e da un taglio classico che ricorda il sartoriale. Lo stile a cui appartengono è detto “da marinaio” e appare e scompare molto spesso, non riuscendo ad abbandonare mai del tutto le passerelle e i guardaroba di uomini e donne. Righe, pantaloni in cotone, giacche doppiopetto, outfit in rosso, bianco e blu: tutto questo contribuisce alla realizzazione di un perfetto stile marinaro.
Pantaloni palazzo
Larghi, ampi e voluminosi: i pantaloni palazzo scendono dritti dalla vita fino a ricoprire anche le scarpe. Li indossavano Katherine Hepburn, Marlene Dietrich e Greta Garbo come simbolo del loro stile.
Pastrano
Probabilmente dal nome di un duca di Pastrana (città della provincia spagnola di Guadalajara). Si tratta di un pesante soprabito da uomo: il termine è abbastanza diffuso per indicare il cappotto portato da ufficiali e truppe dell’esercito.
Peplo
Nell’Antica Grecia fu l’abito nazionale usato dalle donne fino alla seconda metà del VI secolo, poi sostituito dal chitone dovunque eccetto che a Sparta. Il peplo era un rettangolo di stoffa di lana che poteva essere ricamato e in vari colori e che, fermato sulla spalla sinistra da fibule, veniva stretto in vita da una cintura mentre lasciava scoperto il fianco destro. L’importanza del peplo si può comprendere dal fatto che durante le feste panatenaiche, la più importante festa religiosa e civile dell’Antica Atene, veniva offerto ad Atena un ricco peplo ricamato. Oggi con la definizione di abito peplo si fa riferimento non solo al tipico abito greco, ma anche al modello che ne riprende drappeggi e morbidi movimenti, generalmente apposti sul punto vita. L’abito peplo contemporaneo per eccellenza è infatti quello che giustappone i volant sul bacino, creando un movimento sensuale e femminile.
Poncho
Il termine nasce nel Sud America spagnolo e precisamente nella lingua parlata dagli Araucani, popolazione nativa americana. Molto probabilmente risale all’inizio del XVIII secolo e fa riferimento a un particolare indumento fatto di un solo pezzo di stoffa, spesso di lana pesante, con un’unica apertura per la testa. Il poncho, riconosciuto oggi come il capo di abbigliamento tipico delle popolazioni dell’America meridionale, si ritrova anche in Polinesia e in Indonesia; per questo motivo, si pensa a un’origine unica nell’Asia insulare e che da lì si sia successivamente diffuso.
Robe manteau
È una locuzione francese che indica propriamente un vestito–mantello. È un abito da donna allacciato sul davanti come un soprabito. Vi si intende anche la tendenza di certi capispalla talmente leggeri che ricordano la leggerezza tipica dei vestiti.
Scaldacuore
Dal mondo della danza a quello dello street wear: lo scaldacuore è il famoso cardigan in versione ridotta, che si lega sotto al seno, sui fianchi o sulla schiena con un romantico fiocco. Copre appunto solo il petto e le spalle, da cui il nome scaldacuore. Il termine è una traduzione dal francese cache-cœur.
Shorts
Sono i pantaloncini molto corti e attillati, introdotti nella moda negli anni Novanta. Con questo termine spesso ci si riferisce al modello in denim.
Smoking
Pseudo anglismo, formatosi per ellissi della locuzione inglese smoking jacket. Propriamente la definizione indica la giacca da fumo, ovvero quella giacca indossata dagli uomini per proteggere i propri abiti quando dopo cena si ritiravano nella sala fumatori. In realtà lo smoking per come lo intendiamo oggi non ha nulla a che vedere con la giacca da fumatore. In Italia, come in altri Paesi (eccetto l’Inghilterra, laddove si preferisce la definizione di Dinner Jacket), lo smoking è l’abito da uomo usato in particolari occasioni formali che si contraddistingue per la giacca con singolo o doppio bottone e revers in raso, banda laterale anch’essa in raso sui pantaloni, camicia bianca e fascia in vita, senza dimenticare papillon e gemelli. Il colore più elegante e più comune è il nero, ma - specialmente nel mondo dello spettacolo - la giacca o tutto il completo possono essere anche di colori diversi e sgargianti. Le storie sulle origini sono tante: c’è chi fa risalire la sua prima apparizione al 1880 nel casinò di Montecarlo. Chi dice che il primo a indossarlo fu l’industriale del tabacco Griswold Lorillard al Tuxedo Club nel New Jersey nel 1886. E chi invece collega la sua creazione a quella giacca corta da fumo che nel 1865 fu creata dalla sartoria Henry Poole & Co. per il Principe di Galles Edoardo VII. La prima donna a indossarlo fu Marlene Dietrich, creando scandalo, e nel 1966 Yves Saint Laurent lo portò in passerella come capo femminile.
Sportswear
È una parola di origine americana che indica propriamente l’abbigliamento sportivo, anche se nel tempo il suo significato è traslato fino a indicare uno stile casual e disinvolto, nettamente contrapposto ai look formali da ufficio. Le prime apparizioni dello sportswear nell’abbigliamento definito da città si hanno attorno agli anni Sessanta con l’avvento dei jeans e dei capi in denim e poi nel decennio successivo quando ex atleti come Lacoste e Fred Perry iniziarono a dedicarsi alla moda e alla creazioni di capi di abbigliamento che risentivano dell’influenza del mondo sportivo, ma che erano comunque adatti a look informali e per tutti i giorni. Oggi però lo sportswear ha fatto ulteriori passi in avanti: è diventata una scelta, uno stile e un modo di vestirsi e intendere la moda. Ma soprattutto è diventata una tendenza che proprio negli ultimi anni ha conquistato le passerelle a furia di sneakers, felpe decorate e abbellite in maniera tale da renderle perfette anche per i look da sera e t-shirt con slogan che tanto ricordano gli anni Novanta.
Tailleur
Dal francese, significa propriamente “sarto” e originariamente “tagliatore”. Con questo termine si fa riferimento a un completo in voga nel XX secolo e può essere utilizzato sia per uomo che per donna, ma nella lingua italiana si utilizza solo in riferimento all’abbigliamento femminile. Il primo tailleur da donna è quello realizzato dal sarto John Redfern nel 1885 per la regina Alessandra, moglie del Re del Regno Unito Edoardo VII. Destinati alle prime ore del giorno e da abbinare ad accessori maschili, il tailleur indossato dalla nobile icona fu subito ammirato per la sua sobrietà e per quella praticità che lo rese il sostituto prediletto dei vestiti da ufficio. Nel 1917 fu Coco Chanel a decidere di reinventarlo: la giacca aveva un taglio maschile, la gonna era dritta e non segnava. Negli anni Cinquanta si vestirà di tweed, di orpelli e bottoni e si farà ancora più imprescindibile il suo rapporto con la camicia.
Trench
Ormai entrato nell’uso comune, è l’abbreviazione di trench coat, ovvero il cappotto in gabardine resistente e impermeabile che il Ministero della Guerra inglese commissionò a Thomas Burberry. L’obiettivo era quello di realizzare dei capispalla capaci di proteggere da freddo e pioggia i soldati impegnati in trincea nel secondo conflitto mondiale. Ancora oggi il trench è un modello di grande tendenza e perfetto per la mezza stagione. Comunemente nei toni del blu, del nero e del beige, il trench è stato più e più volte rivisitato anche dalla casa di moda che lo ha reso icona.
Trolley
È abbreviazione di trolley-pole e indica la valigia con le rotelle e in formato ridotto: è sostanzialmente il nostro bagaglio a mano.
T-shirt
La traduzione letterale è “camicia a T”, proprio perché questa è la forma e l’origine della famosa maglietta a maniche corte. La t-shirt era il capo indossato dai soldati e dai marinai statunitensi sotto le uniformi durante la prima guerra mondiale e fu poi adottato da manovali e braccianti. Da classico capo comodo e versatile, la t-shirt è oggi anche il luogo ideale su cui imprimere messaggi di tutti i tipi: immagini significative, battute scherzose o provocatorie, frasi celebri e citazioni.
Veletta
Era il XIX secolo quando la veletta, striscia di tessuto leggera e impalpabile che prende il nome appunto dal velo, veniva utilizzata per coprire il volto o solamente gli occhi delle dame dell’epoca. Nata con lo scopo di proteggere e rappresentare la modestia, l’umiltà e la pudicizia di ogni donna, divenne molto presto strumento di seduzione. Scomparsa temporaneamente, tornò in voga quando in strada iniziarono a sfrecciare le prime automobili: la donna iniziò così a utilizzare la veletta per riparare gli occhi dalla polvere della strada. Oggi la moda l’ha recuperata dal passato attribuendole un senso di vanità estremo: legata al piccolo cappello, utilizzata come una sorta di mascherina, copre a malapena gli occhi in occasioni speciali e in certi eventi mondani con l’intento di recuperare stile, usi e costumi di un tempo ormai lontano.
Visone
Anni Cinquanta. La guerra è finita da un pezzo e uomini e donne desiderano di nuovo riempire gli occhi (e le case) di bellezza. Emblema di ciò diventa il visone, la pelliccia morbida, folta e lucida che le donne aristocratiche indossano dentro e fuori il grande schermo (vedi Elizabeth Taylor in "Venere in Visone" e Doris Day in "Il Visone sulla pelle") per dar sfoggio del lusso e della ricchezza di cui godono. Ancora oggi la pelliccia di visone continua a parlare di agiatezza e benessere tanto che spesso gli stilisti preferiscono tingerlo, rasarlo e reinventarlo pur di sdrammatizzare lo sfarzo di cui da sempre si fa portavoce l’animale dal pelo bruno.
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A campana
Si definisce a campana un tipo di forma e di linea caratterizzata da una parte superiore più stretta, che scende larga e svasata fino a raggiungere la forma della campana. I primi passi verso un taglio a campana si muovono negli anni Trenta, quando il punto vita si assottiglia e si mette in evidenza e le gonne aderiscono sui fianchi per poi scendere svasate.
Bordatura
La bordatura è l’orlo con cui si confezionano i margini di un tessuto per evitare che si sfilacci.
Cabochon
È un tipo di taglio delle pietre preziose opache e trasparenti che si usa per ottenere un effetto non sfaccettato.
Corolle
Siamo nel 1947 quando Christian Dior, dopo il grande successo di una linea libera, sottile e asciutta come quella proposta e sostenuta da Paul Poiret, riporta in passerella una silhouette che tanto ricorda il secolo precedente. La collezione è quella del New Look e la linea, che prende il nome di corolle, si contraddistingue per quell’effetto svasato e vaporoso tipico di un fiore. Le gonne longuette erano accompagnate da giacche aderenti che mettevano in risalto il seno e tendevano ad assottigliare il punto vita e da scarpe col tacco e accessori signorili come guanti e cappello.
Impuntura
L’impuntura è la cucitura usata per tenere insieme parti di tessuto o strati di cuoio, per fermare l’imbottitura o anche solo come decorazione. Assume significati diversi se utilizzata nel cucito o nel ricamo. Nel cucito infatti è il punto a due diritti, cioè uguale sia al diritto che al rovescio. Nel ricamo su tela invece è il punto usato per formare i pieni e si distingue in punto di imbottitura e punto sabbia, in base a quanto è più o meno fitto.
Intarsio
Il termine originariamente si riferisce a un tipo di mosaico che si ottiene accostando sottili lastre lignee di forma diversa fino a creare disegni e figure geometriche. L’arte dell’intarsio, conosciuta fin dal XIV secolo, è detta “tarsia”. Nell’ambito della moda con intarsio intendiamo il tipo di ricamo e decorazione con cui diversi tessuti vengono inseriti l’uno nell’altro invece di essere sovrapposti.
Jacquard
Il termine deriva dal nome di J. M. Jacquard, l’inventore del telaio e del metodo di tessitura con cui, intrecciando fili di diverso colore, si ottengono disegni geometrici e figure. I motivi resi ormai celebri dal telaio Jacquard sono frutto di un mix culturale che ha origini in Medio Oriente, approda in Europa e si lascia influenzare da pattern spagnoli e scandinavi.
Laserato
Si tratta di un neologismo, composto sulla base di una parola straniera quale è laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation), nata tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. Il termine laserato si riferisce a ciò che presenta immagini stampate con tecnologia laser.
Linea ad A
Con il termine linea si indica il tipo di taglio scelto per un capo di abbigliamento. Le linee possono essere di diversi tipi (princesse, corolle, “a uovo” sono solo alcuni esempi) fino a quando negli anni Cinquanta alle varie linee furono associate le lettere dell’alfabeto che i tagli sostanzialmente riproducevano. La linea ad A, come nel nostro caso, è il taglio a trapezio: più stretto in cima, scende svasato fino al ginocchio proprio come gli abiti degli anni Sessanta, periodo in cui questo tipo di linea andò per la maggiore.
Longuette
Deriva dall’aggettivo francese longuet, ovvero “piuttosto lungo” e fa riferimento a qualsiasi indumento femminile la cui lunghezza arriva al polpaccio. Longuette usato come sostantivo fa spesso riferimento al tipo di gonna lunga fino al polpaccio.
Patchwork
Indica un lavoro di cucito in cui piccoli pezzi di abbigliamento di diverso tessuto, disegno e colore sono cuciti insieme.
Plissé
Reso celebre dal couturier Mariano Fortuny, il termine deriva dal verbo francese plisser, ovvero pieghettare. L’effetto plissé infatti è quello di un tessuto a pieghe strette e sottili.
Profilato
In sartoria, si riferisce ad abiti e indumenti ornati con profili.
Sangallo
Dal nome del cantone svizzero di San Gallo, è un tipo di ricamo tanto preciso da sembrare un merletto. Si caratterizza per la presenza di forellini, fiori e foglie in piccole dimensioni.
Smock
Propriamente camicia, blusa, dal verbo to smock, ovvero “ornare con ricamo pieghettato”, che era il tipico ricamo delle camicie indossate dalle donne sassoni. In Italia, il termine è conosciuto per la locuzione “punto smock”, che indica quel punto di ricamo usato per le piccole arricciature. Il punto smock si realizza attraverso qualunque punto base o una combinazione di essi.
Taglio a vivo
Il taglio a vivo crea un particolare effetto sugli abiti, come di un qualcosa di non finito e non definito. Irregolare e sfilacciato, il tessuto tagliato a vivo è volutamente approssimativo.
Taglio laser
Spesso lo si trova anche nella forma taglio al laser o taglio a laser. Il laser, che può tagliare i materiali in base ai principi di vaporizzazione, fusione o combustione, raggiunge risultati precisissimi.
Voluta
La voluta è un movimento, un avvolgimento a forma di spirale che nel mondo dell’architettura assume la definizione di riccio.
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Alcantara
Dal nome della città spagnola omonima, l’alcantara è un tessuto a base di microfibre, di aspetto simile al camoscio, usato per confezione o per rivestimento.
Batista
Dal francese batiste, deriva probabilmente dal nome del primo fabbricante di questo tessuto in Cambrai nel tredicesimo secolo. Inizialmente si definiva con questo termine una particolare e finissima tela di lino, oggi invece con batista ci si riferisce a qualsiasi sottilissimo tessuto, leggero, dall’armatura a tela e utilizzato principalmente per la biancheria e per le tovaglie.
Broccato
Propriamente “ornato di punte sporgenti”, oggi il termine indica un tessuto ornamentale i cui decori vengono aggiunti al tessuto di fondo senza che questo subisca modifiche. Inizialmente era riservato solo all’arredamento ma seduce anche la moda dalla metà dell’800, diventando sinonimo di lusso e opulenza.
Camoscio
Pelle del camoscio, conciata con particolari operazioni e usata per fabbricare guanti, scarpe, ecc. Ebbe particolare diffusione tra gli anni Sessanta e Settanta.
Canvas
Termine inglese che indica un particolare tipo di tessuto grossolano. Deriva dal latino cannabis e in Italia può essere tradotto come “canovaccio”.
Chiffon
Dal francese chiffe, ovvero “straccio”, indica propriamente uno straccio, un cencio o una cianfrusaglia nel campo dell’abbigliamento. Attualmente lo riconosciamo come il tessuto delicato e trasparente di cui esistono diverse varianti: dalla qualità pregiata realizzata in pura seta a quella in fibra sintetica, più comune. La produzione di chiffon inizia in Cina nel 3000 a.C., ma in Europa arriva solo nel XVIII secolo per confezionare gli abiti delle classi più agiate.
Crochet
Da croc, voce di origine franca che vuol dire “uncino”. Col termine crochet si indica infatti l’uncinetto e, per sineddoche, anche il lavoro a uncinetto.
Denim
Sostantivo inglese, adattamento del francese de Nîmes che indica la provenienza di questa tela di cotone molto robusta. Data la robustezza, la resistenza e la lavabilità del tessuto, il denim è stato fin da subito utilizzato negli ambienti di lavoro per poi passare a essere il tessuto casual per eccellenza. Negli anni Settanta diventa la tenuta preferita dai più giovani e in breve tempo calca le passerelle di prêt-à-porter e alta moda nella versione jeans.
Feltro
È un particolare tipo di tessuto che si ottiene con l’intreccio di fili, ma per addensamento delle fibre con tecnologie particolari. Quello più diffuso e conosciuto è in lana. Il termine è anche utilizzato per sineddoche per indicare un modello di cappello a tesa larga e rialzata e un nastro a circondare la cupola.
Georgette
Tessuto che nasce da un filato di seta tra i più sottili, prende il nome dalla sarta che ideò questo tipo di filato, ovvero Georgette de La Plante. La consistenza è molto fluida e cadente, ma al tatto risulta ruvido.
Gommapiuma
È parola composta da gomma e piuma, con allusione alla sua leggerezza. Si tratta di un termine depositato di una varietà di gomma espansa, usata per la fabbricazione di materassi, imbottiture e simili.
Lurex
È il marchio di una fibra metallica inventata dalla Dow Badische Company e introdotta sul mercato dagli anni Quaranta. Generalmente unita a lana, cotone, nylon, raion e seta, crea un effetto luminoso particolarmente usato per i capi da sera. Amato da Versace, ha avuto grande diffusione negli anni Settanta e Ottanta e alla fine degli anni Novanta.
Macramè
Indica sia il tipo di armatura usato nella tessitura di asciugamani (da qui, per estensione, l’asciugamano stesso) che crea l’effetto a nido d’api sia il merletto pesante di origine araba formato da nodi e intrecci e usato particolarmente nel XX secolo per l’arredamento, la biancheria e l’abbigliamento femminile.
Matelassé
È un particolare tipo di tessuto che deriva dal francese matelasser, ovvero “confezionare in forma di materasso”. Lavorato a macchina, il matelassé crea l’effetto di una trapunta e di una leggera imbottitura. È anche detto “tessuto martellato”.
Mousseline
In francese si parla di mousseline, in italiano di mussolina. È un tessuto molto fine e leggero che ha origini nella città irachena di Mossul e che può essere realizzato in lana, seta e cotone. La sua versione in seta ha molto successo nell’800 mentre i primi del Novecento prediligono quella in lana. Oggi è tra i tessuti preferiti per i foulard.
Neoprene
Nome commerciale dei diversi tipi di gomma sintetica del polimero del cloroprene e oggi usato per indicare anche materiali analoghi di altra produzione o qualunque materiale proveniente dalla vulcanizzazione di una mescolanza di elastomeri in cui entra il policloroprene.
Organza
Tessuto di origine indiana di cotone o seta, leggero e rigido, contraddistinto da una tonalità di bianco che lo rende perfetto per gli abiti da sposa e per la lingerie. In passato fu molto utilizzato per gli abiti da donna più eleganti. Il tessuto, noto in Francia col nome di organdis, deriva probabilmente dalla città di Urgenč, capitale del Khwārizm e mercato importantissimo per la seta e gli scambi tra Europa e Asia.
Pelle verniciata
È un tipo di lavorazione della pelle che, grazie all’applicazione di appretti, vernici e lacche basate su resine sintetiche, la rende lucida e luminosa.
Pitone
Tessuto o tipo di pelletteria disegnato che ricorda la pelle del pitone. Presenta motivi traslucidi e screziati e, se è vera pelle, è quella molto pregiata di certi serpenti usata per confezionare capi di lusso come scarpe, borse, ma anche abbigliamento.
Pizzo tecno
Si tratta del pizzo lavorato a laser e i cui disegni risultano dunque precisissimi.
PVC
Sigla per Polyvynilchloride, con cui viene spesso indicata la materia plastica a base di cloruro di polivinile. È utilizzata per la realizzazione di scarpe, borse e accessori, ma anche per l’abbigliamento come hanno dimostrato Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli per Valentino che hanno portato in passerella i trench in PVC trasparente. Tra i pezzi cult nel materiale di plastica morbida ci sono le famose Candy Bag, firmate Furla e diventate ben presto tra le borse più amate dalle giovani fashion blogger come anche le scarpe col tacco Louboutin rivestite di PVC.
Rete
Il termine si riferisce a un intreccio di fili di materiali diversi che nel campo della moda dà vita a un look ambiguo, sensuale e aggressivo. Da simbolo di seduzione negli anni Venti, quando la rete si intrecciava sulle gambe delle donne, a espressione di ribellione negli anni Settanta, quando Vivienne Westwood e il suo negozio "Let it Rock" sfornarono abiti e accessori in pelle e rete che stravolsero il costume dell’epoca sancendo la nascita della cultura punk. Dalla musica al cinema, negli anni Ottanta la rete era ancora protagonista prepotente e da lì in avanti, dalle prime sperimentazioni di Dolce & Gabbana alle esagerazioni di Jean Paul Gaultier, fino ad oggi che la rete continua a conservare un posto importante nel guardaroba delle donne più audaci.
Satin
Da Zaitin, nome arabo di una città cinese da cui proveniva il tessuto. Si tratta di un tessuto di cotone liscio, rasato, che all’apparenza e al tatto è simile alla seta. Esistono molte varietà di satin: quello “di Cina” che è liscio e brillante, quello “decoupé” simile al velluto e il satin tipo “ottaman” a coste non in rilievo. Esiste anche il cosiddetto “satin cangiante” con fili di colore diverso.
Scuba
Acronimo per Self Contained Underwater Breathing Apparatus, ovvero “apparato di respirazione subacqueo autonomo” da cui deriva il concetto di disciplina sportiva subacquea e dell’attrezzatura per le immersioni. Realizzata spesso in neoprene, ha subito una sua declinazione fashion. Le prime apparizioni nella moda si hanno con gli stilisti Azzedine Alaia e Thierry Mugler. I materiali utilizzati anche in passerella sono quelli termoisolanti e semi-impermeabili; le forme sono ergonomiche e costringono il corpo in forme geometriche; gli accessori presentano spesso monogrammi e le stampe sono molto usate anche sui capi d’abbigliamento; le texture, infine, sono generalmente lucide. Da ciò si ottiene un risultato particolare e unico che recupera la femminilità negli abiti da sera: questi infatti avvolgono le forme di una donna creando un effetto sirena.
Suède
È la traduzione inglese di camoscio, oggi utilizzata per indicare tutti i tipi di pelle scamosciata. Diventato celebre nei Sessanta tanto da vestire il bikini di Ursula Andress in "Un milione di anni fa" e la famosissima Safari Jacket di Yves Saint Laurent, il suède continua la sua ascesa anche nei Settanta quando gli hippie vestivano persino total look in suède. Negli anni ‘80 anche lo scamosciato mostra la sua versione più eccentrica e un decennio dopo si lascia lavorare dagli stilisti in base a gusti e tendenze. Oggi il suède è di nuovo in voga, grazie al ritorno massiccio della moda anni Settanta.
Tartan
Il tessuto tartan, caratterizzato da linee e grandi quadri sovrapposti e di diversi colori, è conosciuto soprattutto perché utilizzato per confezionare i kilt scozzesi. È noto infatti che in origine le famiglie più importanti in Scozia si suddividevano in clan e a ogni clan corrispondeva un disegno e una combinazione di colore diversi. Il tartan visse il suo periodo di grande popolarità dopo il secondo conflitto mondiale e negli anni Ottanta, ritornando spesso sulle passerelle anche ai giorni nostri. Sembra infatti che non ci sia stagione fredda senza tartan su gonne, abiti, sciarpe, camicie e pullover.
Vinile
Dal latino vinum, per via della sua derivazione dal radicale dell’alcol etilico contenuto nel vino, il vinile è un materiale plastico entrato nel mondo della moda ai tempi di Elsa Schiaparelli. È lei, infatti, l’antagonista di Coco Chanel, del suo stile minimal e bon ton, a proporre tessuti e materiali completamente innovativi per le sue creazioni e collezioni di moda. Così gomma, caucciù, vinile, rayon e cellophane passano dalle fabbriche all’abbigliamento, creando una rivoluzione nei tessuti e nelle fibre utilizzate e dunque nel costume dell’epoca. Nel 1964 sfila poi lo "Space-Age look", la collezione dello stilista francese André Courrèges che rappresenta uno sguardo verso il futuro, condiviso anche da Pierre Cardin: così plastica bianca, vinile e materiali impermeabili diventano protagonisti nel mondo della moda. Arrivano poi gli anni Settanta e le provocazioni di Vivienne Westwood che propone tute di latex e completi in vinile e vernice nera. Accessori, abbigliamento, dettagli in vinile sono poi tornati di moda a intermittenza.
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Active wear
Espressione americana che spesso si trova nella forma giustapposta delle due parole active e wear e sta a indicare l’abbigliamento sportivo.
Bon ton
È una locuzione francese entrata ormai nell’uso comune dell’italiano. Indica il buon gusto, le buone maniere e letteralmente significa “buon tono”. Usata per indicare modi e comportamenti eleganti, è anche sinonimo di galateo e di usi conformi a quelli tipici di un particolare ambiente sociale. Il bon ton è sinonimo di grazia, eleganza e misura e infatti a un principio di sobrietà ed equilibrio si ispirano le sue norme comportamentali. Da un punto di vista dello stile, il bon ton richiama alla memoria le donne altolocate degli anni Sessanta, i tubini neri e il filo di perle, i capelli raccolti in uno chignon e le gonne longuette. Icona dello stile bon ton: senza dubbio, Audrey Hepburn.
Casual
Significa propriamente casuale, non ricercato, non importante, informale e nel mondo della moda indica un tipo di abbigliamento appunto comodo e informale, adatto a molte occasioni comuni e agli outfit da tutti i giorni. Caratterizzato da estrema semplicità e grande praticità, è uno stile spesso preferito dai più giovani, proprio perché versatile e per niente impegnativo. Nato in America, si è velocemente diffuso anche in Europa tra gli anni Settanta-Ottanta e ancora oggi ha grande successo, pur non seguendo (o forse proprio per questo) alcun canone estetico, stilistico e di formalità.
Dark
Propriamente “scuro” e per estensione “triste”. La musica dark, ad esempio, nata nell’Inghilterra degli anni ‘80 come evoluzione del punk, è caratterizzata da testi amari e disillusi. Come sempre, da ciò nasce anche uno stile d’abbigliamento: abiti scuri e preferibilmente neri, tagli di capelli stravaganti e trucco molto pesante. Nel mondo della moda, il termine dark è anche utilizzato per indicare la tonalità più scura di un dato colore o i colori cupi in generale.
Déco
Forme classiche, misurate e geometriche definiscono lo stile déco che si diffonde in Europa e negli Stati Uniti negli anni Venti a partire specialmente dall’Esposizione universale del 1925 (da qui, il nome “Stile 1925”). Dalla corrente precedente dell’Art nouveau sono recuperati i motivi della natura, ma non le forme che invece si ispirano maggiormente al cubismo. Nell’arredamento, nella moda e nello stile di vita si diffuse la tendenza déco, ben rappresentata nel 2013 dal film "Il Grande Gatsby", basato sull’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, che riporta sul grande schermo quell’eleganza decadente tipica degli anni Ruggenti.
Gipsy
Persona o popolazione nomade e itinerante la cui definizione ha origine nella metà del XVI secolo da gipcyan, abbreviazione di Egyptian, poiché si presupponeva che la popolazione Gipsy provenisse dall’Egitto. Molto usato nel mondo della moda, il termine gipsy indica uno stile a metà tra l’hippie e il multietnico, fatto di stampe e gioielli esagerati, dettagli originali come le catene al collo o i fiori freschi sui capelli, reinterpretazioni spesso lussureggianti tanto amate soprattutto da rockstar e dive del cinema.
Grafismo
Geometrie, linee, angolazioni: il gioco di grafismi, molto in voga negli anni Cinquanta, è deciso e rigoroso. Tra i pionieri bisogna citare Emilio Pucci e il Mondrian Dress di Yves Saint Laurent.
Hippie
È un movimento culturale nato tra gli anni Sessanta e Settanta il cui principio fondante è la libertà dei costumi oltre che di pensiero. Da un punto di vista stilistico, l'hippie (o hippy) indossa pantaloni a zampa di elefante, top o t-shirt molto colorate, gioielli eccentrici, gonne lunghe e dalle stampe etniche.
Minimalismo
Dall’inglese minimalism e minimal, ovvero estremamente semplice. Di gran tendenza negli anni Novanta si basa su riduzione e semplificazione di uno stile da tutto ciò che può rappresentare il troppo, l’eccesso. Tra gli antesignani vi è lo stilista Zoran che già negli anni Ottanta a New York sviluppò un’estetica estremamente minimalista ricorrendo solo a cashmere, cotone e seta e disegnando abiti dalle linee semplici e pulite. Negli anni Novanta, lo stile anche detto minimal diventa protagonista delle passerelle e dello street style prendendo il posto di quella moda esagerata e colorata che aveva avuto la meglio nel decennio precedente.
Moda massimalista
È il concetto opposto e meno fortunato del più comune minimalismo. Nello specifico indica la moltiplicazione, la decorazione lussureggiante, l’accumulo e la ricchezza che vuole in qualche modo riflettere uno status di benessere. Come espressione di possibilità, si manifesta attraverso lo stile in ogni sua forma - moda compresa.
Naïf
Aggettivo francese che indica qualcuno o qualcosa di molto ingenuo, semplice e schietto. Fa particolare riferimento all’arte detta naïve, i cui prodromi sono da ricercare nei pittori primitivi americani e che viene praticata da non professionisti che rappresentano la realtà in maniera candida, semplice e quasi magica. La moda naïf si presenta infatti come ingenua, candida, ma anche sensuale e sofisticata, di certo molto femminile.
Over
Spesso nella moda si parla di volumi over e per over si intende oversize. Con questo termine ci si riferisce a qualunque capo di abbigliamento dalla vestibilità ampia che di solito corrisponde a una misura in più rispetto a quella abituale. Molto in voga negli anni Ottanta, è ritornato nei Novanta e negli ultimi anni in corrispondenza al prevalere di uno stile sportivo e/o urban sempre più presente anche in passerella.
Pop
Abbreviazione di popular, è utilizzato fin dagli anni Sessanta in riferimento a ciò che ha avuto una diffusione di massa. Nel campo della moda, indica genericamente ciò che può essere anche definito come giovane, moderno e colorato.
Punk
Si tratta di un genere musicale dal movimento veloce e aggressivo e molto popolare negli anni Settanta. Come molti generi musicali nati in quegli anni, anche il punk si afferma come un vero e proprio movimento giovanile caratterizzato dal rifiuto nei confronti della società, da atteggiamenti provocatori e da un abbigliamento eccentrico e aggressivo. Abiti scuri, borchie, trucco molto pesante e capelli tagliati a mo’ di cresta: sono queste le caratteristiche estetiche principali di chi si definisce punk. Dettagli punk sono presenti anche nelle collezioni di noti stilisti contemporanei e una fra tutte è Vivienne Westwood, definita proprio come la “musa del punk”. La designer inglese aprì nel 1970 insieme a Malcom McLaren un negozio che prese il nome di "Let it Rock", sostituito poi da "Too Fast to Live, Too Fast to Die", dal provocatorio "Sex" e infine dal gioco di parole "Seditionaries": un mix tra seduction e sedition. Nella boutique al 430 di King’s Road di Londra, tra abiti di cuoio e immagini pornografiche, furono lanciati i Sex Pistols, gruppo punk tra i più noti di sempre.
Rock & Roll
La locuzione inglese si utilizza in relazione al ballo e alla musica che nasce nel 1955 negli Stati Uniti d’America. Da un punto di vista prettamente musicale, può essere definito come l’amalgama di black rythm & blues e di white country music. Il rock & roll assunse col tempo anche valore sociale, diventando espressione di protesta e ribellione. I migliori alleati dello stile rock sono la pelle, le borchie, il denim e i look total black.
Sport couture
È la definizione con cui si indica una delle tendenze della Primavera/Estate 2015, ovvero quella che prevede l’utilizzo di capi sportivi ma arricchiti da dettagli, intarsi e inserti preziosi. Sostanzialmente è la moda sportiva che si fa elegante e i cui capi si trasferiscono dalle palestre alle occasioni speciali. Sport couture dunque si deve intendere come un composto di sport (ma anche sporty inteso come stile sportivo) e haute couture.
Street style
Con il termine di street style si fa riferimento all’estetica, ai valori e allo stile di vita dei più giovani che abbracciano la sottocultura urbana. È dagli anni Ottanta che lo street style è diventato fonte di ispirazione per lo stile e per le collezioni delle case di moda e così facendo le tendenze partono dalla strada e approdano sulle passerelle, appartengono a un contesto specifico e si estendono alla moda in generale.
Understatement
È l’intenzionale attenuazione della realtà nella narrazione di un evento che in alcuni casi provoca però il risultato opposto, ovvero un inaspettato (o, in certe situazioni, cercato) effetto di enfasi. Considerato un tratto prettamente anglosassone, spesso si utilizza nell’ambito della politica e della diplomazia. Nello stile, la filosofia dell’understatement è spesso adottata da marchi di lusso che non parlano di opulenza e sfarzo e l’esempio più adeguato è sicuramente quello di Bottega Veneta il cui motto è appunto “When your own initials are enough”.
Unisex
Il termine indica quei capi che possono essere e vengono indossati da uomini e da donne indistintamente. Gioco di ruoli che ha i suoi prodromi agli inizi del Novecento, tra gli anni ‘60 e i ‘70 lo stile unisex diventa un codice comportamentale diffuso che attraversa i Novanta e torna in voga negli anni Dieci del 2000. Si tratta di un fenomeno molto interessante, che oltrepassa le tematiche sterili delle tendenze, per approdare a questioni che riguardano la scelta: chi si vuole essere e come ci si vuole mostrare. È uno stravolgimento dei costumi, della mentalità e della moda intesa come cultura. Già nel 2013 vediamo i primi segnali di un ritorno allo stile unisex fatto di divise androgine, ideali sia per lui che per lei. Anno dopo anno e sfilata dopo sfilata, lo scambio di ruoli degli anni ‘60 che vestiva l’uomo di fiori si trasforma in sovrapposizione. Impossibile ormai distinguere fin dalle sfilate del 2015 cosa è destinato a lui e cosa a lei: l’unisex è sempre più orientato verso la filosofia del genderless.
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